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Prevenzione del bullismo ed educazione al rispetto: il diritto ad essere difesi dai maltrattamenti

Secondo Dan Olweus, “Uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni” (Bullismo a scuola. Ragazzi oppressi, ragazzi che opprimono“, Giunti Editori). Olweus viene considerato un pioniere della ricerca contro il bullismo, professore di Psicologia all’Università di Bergen (Norvegia) ha iniziato la sua ricerca dopo il suicidio di 3 ragazzi vittime di bullismo. 

Possiamo quindi affermare che il bullismo è un comportamento che mira deliberatamente a fare del male o a danneggiare qualcun altro. La caratteristica è la persistenza, può durare anche per anni. Per le vittime è molto difficile difendersi. Nei comportamenti di sopraffazione c’è un abuso di potere e un desiderio di intimidire e dominare gli altri.

 

Secondo gli studi portati avanti negli ultimi anni, il bullismo in Italia, supera in percentuale sia l’Inghilterra che la Norvegia: dal 38 al 45% dei bambini dichiara di essere stato vittima di violenza o emarginazione.

Il bullismo nelle sue forme

  • Bullismo fisico:  colpire con percosse, appropriarsi di cose altrui o rovinare gli effetti personali degli altri
  • Bullismo verbale: deridere, insultare (uso di parolacce), prendere in giro ripetutamente, fare discriminazioni e affermazioni razziste
  • Bullismo indiretto: diffondere pettegolezzi su altre persone, escludere volutamente alcune persone dai gruppi di aggregazione per cercare di isolare o far star male le «vittime»

 

IL BULLO

Il bullo agisce a capo di un piccolo o grande branco, perché considerato particolarmente “affascinante” o “forte”. Un tratto distintivo è l’aggressività verso i coetanei, ma anche verso gli adulti, sia genitori che insegnanti. Questi ragazzini sono spesso impulsivi, hanno un forte bisogno di dominio e hanno scarsa empatia. Secondo alcuni studi questi ragazzi hanno una buona autostima, bassa ansia e insicurezza, altri studi invece dimostrano che questi ragazzi  hanno una bassa autostima.

 

IL GRUPPO

Nei fenomeni di bullismo di solito ci sono altri ragazzi presenti, che osservano i comportamenti del bullo in silenzio o divertendosi e collaborando. Proprio questi altri ragazzi possono fungere da motivazione e supporto per il comportamento del bullo. Inoltre anche tutti quegli adulti che trattano con accondiscendenza o indifferenza il “carnefice” di turno, sono in realtà dei complici di questi comportamenti disfunzionali.

Gli altri nel gruppo possono:

  • Agire insieme al bullo
  • Essere sostenitori o osservatori
  • Intervenire per fermare gli episodi di prepotenza
    Di solito gli altri ragazzi hanno paura ad intervenire perché temono di essere poi presi loro di mira e diventare a loro volta vittime!

 

LA VITTIMA

La vittima o le vittime sono i soggetti che vengono presi di mira: possono avere carattere introverso, timidezza, poca aggressività, indole sensibile, disabilità fisica, disabilità mentale, differenza di razza, sesso, religione, orientamento sessuale ma anche spiccata intelligenza, propensione per lo studio (sia scolastico che extra scolastico come musica, pittura, danza…). Alcuni ragazzi hanno affermato di esser stati oggetti di discriminazione e bullismo anche per il tipo di abbigliamento.

Le “vittime” sono spesso prudenti, sensibili e tranquilli. Se sono remissivi e passivi è più probabile che avranno autostima bassa e disturbi vari da grandi. Le vittime provocatrici invece sono bambini più ansiosi e aggressivi, che creano intorno a sé stessi tensione e irritazione.

 

CYBERBULLISMO

Il cyberbullismo è il termine che indica atti di bullismo e di molestia effettuati tramite mezzi elettronici come: messaggi, blog, cercapersone, ecc… Il cyberbullismo avviene tra minorenni. Oggi il 34% del bullismo viene attuato tramite chat. Pur presentandosi in forma diversa, anche quello su internet è bullismo. Ad esempio: essere esclusi volutamente da chat di gruppo, far circolare delle foto spiacevoli o inviare email contenenti materiale offensivo che può provocare anche danni psicologici.

Quello che si riscontra sempre più spesso è che i maltrattamenti e l’esclusione vengono attuati tramite Facebook e messaggi in chat. Bisognerebbe quindi in questo caso supervisionare l’uso che i propri figli fanno di questi strumenti e discutere con loro delle dinamiche di gruppo spiacevoli che possono venirsi a creare.

La ricerca Italiana

Ha dimostrato che con l’età, l’atteggiamento verso i bambini prepotenti diviene meno comprensivo, e aumentano la sensibilità e l’intervento a sostegno dei bambini che subiscono prevaricazioni da parte dei compagni. Le ragazze rispetto ai maschi sono più critiche verso i compagni prepotenti.

I bulli tendono sistematicamente a  sottovalutare le conseguenze delle proprie azioni sui compagni, sono indifferenti alle prepotenze di altri e mostrano comprensione nei confronti di compagni aggressivi e che maltrattano i coetanei.

L’interazione disadattata tra compagni è un importante fattore di rischio da un punto di vista sociale!!

  • Campione Italiano e Inglese simile rispetto alla dimensione Potere e Coesione
  • I bambini bulli spesso dichiarano l’assenza del padre naturale a casa, e il valore della coesione tra le diadi madre/padre, e loro stessi e i genitori basso.
  • Le vittime invece danno un valore più alto alla coesione familiare.
  • C’è bisogno di educazione al Rispetto, all’Uguaglianza, alla Giustizia, al Rifiuto della violenza e della prevaricazione, per uno sviluppo individuale e sociale sano e armonioso.

Gli interventi

«L’insegnante che non vede, il genitore che non dice, il compagno che non soccorre, tutti in vario modo colludono con la ridicolizzazione, la prevaricazione e l’emarginazione ai danni di chi ha più difficoltà  degli altri a farsi accettare, di chi non sa come difendersi, di chiunque viene a svolgere la parte ingrata del capro espiatorio.»

Gian Vittorio Caprara (Professore alla Facoltà di Psicologia della Sapienza di Roma)

In Italia e all’estero vengono portati avanti molti progetti rispetto alla prevenzione del bullismo. Di solito gli interventi più efficaci superano sempre l’anno, un lavoro triennale risulta essere il più valido. Non bisogna quindi sottovalutare la quantità di tempo dedicata ad un progetto, e lo sforzo necessario per avere cambiamenti. Gli interventi inferiori al biennio o al triennio sono quelli che scarsamente mantengono i risultati. Naturalmente non si eliminerà del tutto il bullismo, ma si ridurrà in modo significativo la probabilità che si verifichino episodi di bullismo e si garantirà una risposta valida ed efficace quando questi avverranno.

Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia ha affermato: «Bisogna mettere a disposizione dei ragazzi sistemi semplici e diretti che permettano loro di segnalare situazioni a rischio o addirittura di pericolo; unendo le forze di aziende, istituzioni scolastiche e governative, e contando sul ruolo chiave della famiglia, si può lavorare assieme con l’obiettivo di sviluppare nei ragazzi e nelle ragazze le competenze emotive necessarie per costruire relazioni significative con gli altri».

Secondo noi tutta la comunità dovrebbe essere sensibile a questo tema e portare avanti attività di prevenzione in questo senso.

Il Ministero dell’Istruzione ha istituito un numero verde (800669696) che le vittime del bullismo possono chiamare per denunciare i fatti di violenza.

L’Associazione “Life” mette a disposizione di tutti i Soci presso la sede di Via Aldo Moro, uno Sportello di Ascolto gratuito a cui possono afferire adulti (genitori, insegnanti, nonni) e bambini/adolescenti e organizza Laboratori di Arte-Terapia annualmente sia per bambini, che per adolescenti. Inoltre presso la Farmacia Nencini ad Aprilia è presente da più di un anno uno Sportello Psicologico di Ascolto completamente gratuito per tutta la comunità.

Come afferma Gian Vittorio Caprara “La Salvaguardia della propria integrità personale è infatti un Diritto di tutti, soprattutto dei più vulnerabili. Ed è un dovere di tutti, anche dei più esuberanti, porre un limite all’espressione di sé, quando questa può nuocere all’espressione della personalità altrui.”