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Nel bene o nel male c’è… l’autostima

Alta, bassa, positiva o negativa: l’autostima al di là della nostra volontà è qualcosa che ci appartiene, che iniziamo a sviluppare fin dall’infanzia e che continuiamo ad alimentare con le esperienze di vita. È molto importante essere consapevoli del fatto che la stima che abbiamo di noi stessi influenza il nostro comportamento, le nostre relazioni sociali, la nostra efficienza sul lavoro, la nostra vita affettiva.

Più la nostra autostima è alta, più siamo fiduciosi negli altri e più questi ci dimostrano la stima che hanno nei nostri confronti.

Se invece abbiamo poca stima di noi stessi, diventiamo anche pessimisti, siamo molto severi e critici nei nostri confronti, non riusciamo ad affrontare le situazioni stressanti, ci lamentiamo senza riuscire a realizzare niente di buono, confermando concretamente le aspettative negative che si hanno nei confronti della vita.

È possibile modificare l’autostima? È possibile poter riparare un’autostima molto bassa? Quando è meglio intervenire e in che modo?

In questo articolo verrà illustrato il modo in cui si forma, come si modifica, le relazioni che ci sono con l’ottimismo e l’influenza dell’autostima sull’andamento della propria vita.

L’autostima è uno schema cognitivo-comportamentale, uno stile di pensiero che viene appreso via via che gli individui interagiscono con e agiscono su ambienti diversi. È una valutazione circa le informazioni contenute nel concetto di sé (quello che crediamo di noi stessi) e deriva dai sentimenti nei confronti di se stessi in senso globale. L’autostima è basata sulla combinazione di informazioni oggettive riguardo a se stessi e valutazioni soggettive di queste informazioni. Pensiamo ad un bambino che arriva secondo ad una gara di atletica: oggettivamente ha raggiunto un buon risultato e soggettivamente valuta in modo positivo la posizione che ha ottenuto, quindi può essere soddisfatto di se stesso. Ma se il Sé ideale, cioè l’idea di persona che ci piacerebbe essere, è troppo esagerato, troppo lontano dal Sé percepito (che è il concetto di sé) si creano problemi di autostima. Riprendendo l’esempio di prima invece di esserci una valutazione soggettiva positiva, il bambino si sente molto scontento e insoddisfatto perché avrebbe dovuto a tutti i costi arrivare primo dando agli altri anche un buon distacco.

Possiamo schematizzare questo concetto in modo semplice:

Autostima = risultati reali / aspettative ideali

Ovvero l’autostima scaturisce dai risultati delle nostre esperienze confrontati con le aspettative ideali.

Ma come si forma il Sé ideale? È probabile che le persone e che i bambini elaborino i propri standard ideali attraverso le proprie osservazioni, le aspettative espresse e dimostrate dagli altri (soprattutto le aspettative dei genitori) e i risultati degli altri che cercano di imitare. Se dai genitori arrivano sempre dei messaggi molto richiedenti, di perfezionismo, di successo si formano un Sé ideale e degli standard ideali che possono causare grande insoddisfazione.

Standard ideali: è importante riconoscerli per poterli modificare

Gli standard cognitivi sono dei modelli ideali a cui noi rapportiamo le nostre esperienze, i nostri successi e fallimenti, valutando, sulla base di questo confronto, la nostra performance.Possono essere espliciti come prendere 10 o 9 sulla pagella, arrivare primo ad una gara, vincere una partita 5 a 0. Ma ci sono anche quelli impliciti, cioè delle aspettative internalizzate di cui non siamo consapevoli, che ci portano a sentirci insoddisfatti di noi stessi senza capire perché (soprattutto se i nostri standard sono troppo severi).A secondo di come sono i nostri standard avremo una influenza diversa sull’autostima.

Gli standard riguardano dimensioni diverse:

  • Il Comportamento è quello che viene valutato in maniera più diretta ed immediata; la performance può riguardare: le relazioni sociali, gli sport, la scuola, gli hobby. È importante valutare nei bambini quali componenti sono problematiche per l’autostima e verificare se alla base non ci sia una reale carenza di abilità (in questo caso si lavora sul miglioramento delle abilità) o uno standard troppo severo.
  • La Sfera cognitiva riguarda l’autovalutazione: la conclusione che ognuno trae, in termini di valore personale, dall’esperienza di essere stato all’altezza dello standard, oppure di averlo mancato; è il meccanismo per cui la performance incide sull’autostima.In risposta ad un successo ce ne attribuiamo i meriti oppure minimizziamo (“lo fanno anche gli altri”, o “era il mio dovere”)? Quando non riesciamo a raggiungere lo standard prefissato siamo severi con noi stessi oppure sappiamo giustificarci o perdonarci?Per accrescere l’autostima bisognerebbe attribuirsi i meriti dei successi e minimizzare la responsabilità per i fallimenti in modo realistico.
  • La Sfera biologica riguarda lo stare bene e in salute; per i bambini può essere una sfera problematica nel momento in cui è costretto a mettere gli occhiali o l’apparecchio per i denti e lo standard comune, cioè quello che lui considera essere nella normalità, non comprende avere occhiali o apparecchio per i denti.
  • La Sfera emozionale: associata alla performance comportamentale e all’autovalutazione c’è sempre una risposta emozionale positiva o negativa. In risposta ad una esperienza fallimentare gli stati d’animo possono spaziare da una lieve delusione alla vergogna, fino all’odio per se stesso. Le emozioni possono essere considerate un grande aiuto per la valutazione della presenza di standard severi o meno. Inizialmente gli standard per il nostro comportamento sono stabiliti dagli altri: sono i genitori che definiscono ciò che va bene e ciò che non si deve fare; segni di lode da parte dei genitori verso specifici comportamenti li rinforzano e ci inducono a ripeterli; quindi il bambino se è trattato dagli altri in modo positivo ed è rassicurato sul fatto di essere apprezzato e amato, potrà sentirsi bene con se stesso.Durante l’età scolare sono gli insegnanti che cercano di dare degli standard, quindi diventano importanti altre performance: dare la risposta esatta, finire subito il compito, ecc….Quando i bambini cominciano a formare la loro cerchia di amici, questi influenzano le loro idee sull’adeguatezza o meno di alcune performance particolari. Si incomincia a valutare se stessi anche in base al confronto con gli altri. Diventa importante non una lode, né un successo, ma il non essere inferiore ad una abilità degli altri.Sottoposti a tutte queste influenze esterne i bambini interiorizzano una serie di standard.Capita quindi che una autostima bassa sia causata da standard molto alti, irraggiungibili. L’esperienza sarà quella di frequenti fallimenti e rari successi. Per questi casi si cerca di modificare gli standard. 

Standard irrealistici e Sé ideale

Capita che dei bambini molto dotati considerino un singolo errore come un fallimento; le loro grandi capacità sembrano giustificare  la convinzione che se ci si mettessero d’impegno potrebbero essere perfetti. Oppure ci sono dei genitori che danno un peso eccessivo ai risultati ottenuti dai bambini, così che creano in loro aspettative irrealistiche e vertiginose contribuendo a formare un Sé ideale che si discosta però troppo dal Sé reale, causando insoddisfazione. Per questo è importante individuare la fonte degli standard irrealistici.