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Lunedì, 03 Dicembre 2012 02:49

Nel bene o nel male c’è... l’autostima

Nel bene o nel male c’è... l’autostima Nel bene o nel male c’è... l’autostima

Alta, bassa, positiva o negativa: l’autostima al di là della nostra volontà è qualcosa che ci appartiene, che iniziamo a sviluppare fin dall’infanzia e che continuiamo ad alimentare con le esperienze di vita. È molto importante essere consapevoli del fatto che la stima che abbiamo di noi stessi influenza il nostro comportamento, le nostre relazioni sociali, la nostra efficienza sul lavoro, la nostra vita affettiva.

Più la nostra autostima è alta, più siamo fiduciosi negli altri e più questi ci dimostrano la stima che hanno nei nostri confronti.

Se invece abbiamo poca stima di noi stessi, diventiamo anche pessimisti, siamo molto severi e critici nei nostri confronti, non riusciamo ad affrontare le situazioni stressanti, ci lamentiamo senza riuscire a realizzare niente di buono, confermando concretamente le aspettative negative che si hanno nei confronti della vita.

È possibile modificare l’autostima? È possibile poter riparare un’autostima molto bassa? Quando è meglio intervenire e in che modo?

In questo articolo verrà illustrato il modo in cui si forma, come si modifica, le relazioni che ci sono con l’ottimismo e l’influenza dell’autostima sull’andamento della propria vita.

L’autostima è uno schema cognitivo-comportamentale, uno stile di pensiero che viene appreso via via che gli individui interagiscono con e agiscono su ambienti diversi. È una valutazione circa le informazioni contenute nel concetto di sé (quello che crediamo di noi stessi) e deriva dai sentimenti nei confronti di se stessi in senso globale. L’autostima è basata sulla combinazione di informazioni oggettive riguardo a se stessi e valutazioni soggettive di queste informazioni. Pensiamo ad un bambino che arriva secondo ad una gara di atletica: oggettivamente ha raggiunto un buon risultato e soggettivamente valuta in modo positivo la posizione che ha ottenuto, quindi può essere soddisfatto di se stesso. Ma se il Sé ideale, cioè l’idea di persona che ci piacerebbe essere, è troppo esagerato, troppo lontano dal Sé percepito (che è il concetto di sé) si creano problemi di autostima. Riprendendo l’esempio di prima invece di esserci una valutazione soggettiva positiva, il bambino si sente molto scontento e insoddisfatto perché avrebbe dovuto a tutti i costi arrivare primo dando agli altri anche un buon distacco.

Possiamo schematizzare questo concetto in modo semplice:

Autostima = risultati reali / aspettative ideali

Ovvero l’autostima scaturisce dai risultati delle nostre esperienze confrontati con le aspettative ideali.

Ma come si forma il Sé ideale? È probabile che le persone e che i bambini elaborino i propri standard ideali attraverso le proprie osservazioni, le aspettative espresse e dimostrate dagli altri (soprattutto le aspettative dei genitori) e i risultati degli altri che cercano di imitare. Se dai genitori arrivano sempre dei messaggi molto richiedenti, di perfezionismo, di successo si formano un Sé ideale e degli standard ideali che possono causare grande insoddisfazione.

Standard ideali: è importante riconoscerli per poterli modificare

Gli standard cognitivi sono dei modelli ideali a cui noi rapportiamo le nostre esperienze, i nostri successi e fallimenti, valutando, sulla base di questo confronto, la nostra performance.Possono essere espliciti come prendere 10 o 9 sulla pagella, arrivare primo ad una gara, vincere una partita 5 a 0. Ma ci sono anche quelli impliciti, cioè delle aspettative internalizzate di cui non siamo consapevoli, che ci portano a sentirci insoddisfatti di noi stessi senza capire perché (soprattutto se i nostri standard sono troppo severi).A secondo di come sono i nostri standard avremo una influenza diversa sull’autostima.

Gli standard riguardano dimensioni diverse:

  • Il Comportamento è quello che viene valutato in maniera più diretta ed immediata; la performance può riguardare: le relazioni sociali, gli sport, la scuola, gli hobby. È importante valutare nei bambini quali componenti sono problematiche per l’autostima e verificare se alla base non ci sia una reale carenza di abilità (in questo caso si lavora sul miglioramento delle abilità) o uno standard troppo severo.
  • La Sfera cognitiva riguarda l’autovalutazione: la conclusione che ognuno trae, in termini di valore personale, dall’esperienza di essere stato all’altezza dello standard, oppure di averlo mancato; è il meccanismo per cui la performance incide sull’autostima.In risposta ad un successo ce ne attribuiamo i meriti oppure minimizziamo (“lo fanno anche gli altri”, o “era il mio dovere”)? Quando non riesciamo a raggiungere lo standard prefissato siamo severi con noi stessi oppure sappiamo giustificarci o perdonarci?Per accrescere l’autostima bisognerebbe attribuirsi i meriti dei successi e minimizzare la responsabilità per i fallimenti in modo realistico.
  • La Sfera biologica riguarda lo stare bene e in salute; per i bambini può essere una sfera problematica nel momento in cui è costretto a mettere gli occhiali o l’apparecchio per i denti e lo standard comune, cioè quello che lui considera essere nella normalità, non comprende avere occhiali o apparecchio per i denti.
  • La Sfera emozionale: associata alla performance comportamentale e all’autovalutazione c’è sempre una risposta emozionale positiva o negativa. In risposta ad una esperienza fallimentare gli stati d’animo possono spaziare da una lieve delusione alla vergogna, fino all’odio per se stesso. Le emozioni possono essere considerate un grande aiuto per la valutazione della presenza di standard severi o meno. Inizialmente gli standard per il nostro comportamento sono stabiliti dagli altri: sono i genitori che definiscono ciò che va bene e ciò che non si deve fare; segni di lode da parte dei genitori verso specifici comportamenti li rinforzano e ci inducono a ripeterli; quindi il bambino se è trattato dagli altri in modo positivo ed è rassicurato sul fatto di essere apprezzato e amato, potrà sentirsi bene con se stesso.Durante l’età scolare sono gli insegnanti che cercano di dare degli standard, quindi diventano importanti altre performance: dare la risposta esatta, finire subito il compito, ecc….Quando i bambini cominciano a formare la loro cerchia di amici, questi influenzano le loro idee sull’adeguatezza o meno di alcune performance particolari. Si incomincia a valutare se stessi anche in base al confronto con gli altri. Diventa importante non una lode, né un successo, ma il non essere inferiore ad una abilità degli altri.Sottoposti a tutte queste influenze esterne i bambini interiorizzano una serie di standard.Capita quindi che una autostima bassa sia causata da standard molto alti, irraggiungibili. L’esperienza sarà quella di frequenti fallimenti e rari successi. Per questi casi si cerca di modificare gli standard. 

Standard irrealistici e Sé ideale

Capita che dei bambini molto dotati considerino un singolo errore come un fallimento; le loro grandi capacità sembrano giustificare  la convinzione che se ci si mettessero d’impegno potrebbero essere perfetti. Oppure ci sono dei genitori che danno un peso eccessivo ai risultati ottenuti dai bambini, così che creano in loro aspettative irrealistiche e vertiginose contribuendo a formare un Sé ideale che si discosta però troppo dal Sé reale, causando insoddisfazione. Per questo è importante individuare la fonte degli standard irrealistici. 


Considerazioni evolutive e componenti dell’autostima

L’autostima, essendo uno stile di risposta appreso nel tempo, viene considerata uno stile di risposta stabile come altri comportamenti appresi e divenuti abituali, che predirà, in una certa misura, i comportamenti futuri, ma soprattutto i sentimenti futuri di successo e insuccesso.

È facile quindi che ci sia una generalizzazione in negativo o in positivo (ad esempio: “Sono bravo a fare tutto” e “Non sono capace a fare niente”). Solo con l’apprendimento di risposte diverse e con esperienze che contraddicono le proprie convinzioni si può quindi modificare.

Il concetto di sé evolve con l’età, nel senso che si sviluppa e si differenzia con l’aumentare delle esperienze, con le interazioni, con i successi e i fallimenti. Con il susseguirsi di queste esperienze di apprendimento i bambini avvicinandosi all’adolescenza, cominciano a sviluppare una autostima sempre più differenziata, specifica per ogni ambito.

L’autostima familiare si differenzia per prima rispetto all’autostima generale. Il bambino vive tra adulti che si prendono cura di lui, lo educano, lo proteggono. I comportamenti e gli atteggiamenti, i messaggi e le informazioni che il bambino riceve dai genitori, e poi da nonni, zii, ecc…, cioè dalle interazioni sociali più rilevanti,  hanno un ruolo determinante.

Il bambino introietta ed elabora quello che il mondo gli comunica su se stesso, interiorizzano le opinioni che gli adulti hanno nei loro confronti e cominciano a considerarle realtà indiscutibili.

Questo vuol dire che tutti gli adulti significativi, in primo luogo i genitori, ma anche i familiari, gli insegnanti (il cui ruolo ha sempre un aspetto di tipo genitoriale) assolvono una funzione di specchio sociale e rimandano dati che il soggetto introietta ed elabora. Frasi come “Non sei buono a niente”, “Non ti interessa proprio niente”, “Non porti mai a termine niente” vengono considerate dal bambino tanto più importanti e veritiere quanto più gli provengono da persone per lui significative, che costituiscono i suoi punti di riferimento per tutte le altre informazioni; questi messaggi vengono conservati poi per il resto della vita influenzando tutte le nostre esperienze.

Il processo che Erikson definisce “fiducia di base” può essere sintetizzato nella frase “Io sono ciò che ricevo”.

Il bambino quando è accettato e compreso dagli adulti che si occupano di lui, sviluppa un senso di adeguatezza che tende ad essere generalizzato alle altre situazioni che si presentano nel corso dello sviluppo.

L’immagine che ognuno ha di sé è un mosaico che lentamente prende forma in base alle risposte che riceviamo dagli altri. La consapevolezza e la valutazione che ognuno ha su se stesso è determinata dal modo in cui gli altri ci giudicano (o pensiamo che ci giudicano).

Quindi l’accettazione, il rispetto e l’attribuzione di valore che gli altri significativi (mamma, papà, nonni, amici …) manifestano al soggetto sono la base essenziale di quella fiducia in sé stessi che è la forza di ogni individuo. Un bambino si vuole bene e rispetta se stesso solo quando i genitori lo fanno sentire amato e lo rispettano, al contrario quando sono freddi e trascuranti il bambino crede di non essere degno d’amore e di valere poco. Il concetto si può esprimere in questi termini:

“Se tu che sai molte più cose di me mi tratti con attenzione e rispetto e pensi che io valga, questo vuol dire per forza che ho valore”.

I bambini possono sviluppare una bassa autostima e convincersi che la vita gli riserva insoddisfazioni, anche solo per il fatto di essere “etichettati” o appellati con termini critici e offensivi: “Sei il solito fannullone”, “Non ne fai una giusta”, ecc…

Questi messaggi ripetuti nel tempo diventano una aspettativa regolare e portano ad una vita faticosa senza soddisfazioni, oppure alla rassegnazione e alla rabbia.

Le Relazioni Interpersonali sono molto importanti per lo sviluppo dell’autostima, questa infatti è influenzata dalle reazioni delle altre persone, dal grado in cui tali contatti avvengono in modo positivo e dalla capacità di raggiungere obiettivi grazie a interazioni sociali riuscite. Rendersi conto di essere simpatici, di avere un bel gruppo di amici che tiene a noi, di poter contare su di loro nei momenti di bisogno, ci rende sicuramente molto soddisfatti di noi stessi.

Un’altra componente dell’autostima è la competenza di controllo sull’ambiente, cioè la capacità di influire sul proprio ambiente, la capacità di risolvere problemi, di raggiungere obiettivi, di determinare situazioni desiderate e di funzionare efficacemente nel proprio ambiente.

Il successo scolastico è una delle componenti più importanti: fin da bambini si trascorre  moltissimo tempo della giornata in attività connesse alla scuola; nel contesto scolastico, dalla scuola materna alle superiori, ognuno di noi valuta i suoi successi reali e le sue esperienze in tutte le situazioni connesse alla scuola. Benché l’autostima scolastica non coincida con la capacità scolastica, essa viene comunque sviluppata attraverso i propri successi e fallimenti negli ambienti e nelle attività scolastiche. Viene manifestata con affermazioni e giudizi ed è altamente predittiva della performance scolastica futura.  Allo stesso modo in cui le concrete abilità scolastiche sono un’indicazione di ciò che una persona può fare in ambito scolastico, l’autostima scolastica è una valutazione personale di come uno studente vede e vive la sua riuscita in ambito scolastico, e conduce anche a una predizione di come è verosimile che riesca a scuola in futuro. Ai fini pratici il concetto di sé scolastico incide per il 25% sulla variazione nel rendimento scolastico dopo il periodo della scuola elementare (Bloom, 1976).

L’emotività è un altro aspetto dell’autostima: le reazioni emotive si diversificano a seconda dei comportamenti e possono essere rinforzate o punite da chi ci circonda. “Non piangere come una femminuccia” può essere un esempio di messaggio che fa capire ad un bambino che non deve piangere, perché piangono solo le femminucce. C’è quindi una sorta di inibizione dell’emozione per cui se in qualsiasi altro momento il bambino dovesse sentire il bisogno di piangere, è possibile che viva un senso di disagio, che abbia la sensazione di essere un debole, una “femminuccia”, per cui si ha un’influenza negativa sull’autostima. Allo stesso modo reazioni emotive troppo esagerate (scatti di ira e aggressività soprattutto) lasciano nel bambino un vissuto di perdita del controllo che può minare il senso di stima di sé. Man mano che gli schemi di reazione emotiva si sviluppano e diventano più stabili con l’età, i ragazzi riescono a riconoscere, valutare, descrivere e controllare le proprie reazioni emotive; di conseguenza si accresce il senso di fiducia nelle proprie capacità.

Anche il vissuto corporeo, la bellezza e le attrattive, la bravura fisica, l’abbigliamento, l’altezza, il peso e la salute influiscono sullo sviluppo dell’autostima. Sono attributi corporei ai quali tutti prestano attenzione. Le reazioni altrui, così come i confronti che il bambino, e poi il ragazzo, istituisce tra le sue caratteristiche fisiche e quelle degli altri, contribuiscono alla sua autostima corporea.

Tutte e sei le dimensioni dell’autostima sono differenziate già all’età di 8 o 9 anni, ma ci possono essere variazioni tra i vari ambiti che aumentano apprezzabilmente dopo i 13 anni. Dopo questa età solo esperienze molto forti possono far cambiare tendenza allo sviluppo dell’autostima.

Tutte queste dimensioni dell’autostima sono approssimativamente di uguale importanza rispetto alla formazione dell’autostima globale, anche se bisogna notare che alcune dimensioni possono avere livelli diversi di importanza a seconda della persona.

Soprattutto risulta molto forte l’influenza della dimensione che abbiamo chiamato familiare. Anche quando cresciamo e gli adulti significativi nella nostra infanzia (genitori, nonni, insegnanti, ecc…) non sono più realmente vicini a noi, continuano a trasmetterci i loro pareri, i loro giudizi, attraverso il nostro dialogo interno, che sentiamo come fosse la nostra voce che ci ripete esattamente quello che ci sentivamo dire molti e molti anni prima. Attraverso questo processo da adulti trattiamo noi stessi, i nostri sentimenti come ci hanno trattati da piccoli e ci prendiamo cura di noi stessi e ci vogliamo bene tanto quanto gli altri si sono presi cura di noi e ci hanno voluto bene.

Spunti di riflessione

  • Hai mai riflettuto sul tipo di dialogo interno con cui parli a te stesso? Ti ricorda frasi che ti sei sentito ripetere in passato?
  • Sei comprensivo con te stesso o sei molto severo?
  • Quante volte ricorre la parola “Devo” all’interno del tuo dialogo interno?
  • Se qualcosa va male, o se non va secondo i tuoi piani, a chi ne attribuisci la colpa: a te stesso, agli eventi  o agli imprevisti, agli altri?
  1. Se il nostro dialogo interno è troppo giudicante, autodenigratorio e richiedente (“Devo essere perfetto”, “Non devo mai sbagliare”, “Sono il solito sbadato”, “Non capisco niente”, ecc…) i sentimenti che proviamo nei nostri confronti sono immancabilmente negativi, di insoddisfazione e di pessimismo: richiedere a se stessi la perfezione o considerarsi una nullità sono ai due estremi di un continuum, ma hanno la stessa conseguenza, cioè quella di farci sentire inadeguati, sempre sotto pressione, sempre alla ricerca di prove. Permettere a se stessi di sbagliare, di avere bisogno di collaborazione per riuscire al meglio è indice di un atteggiamento nei propri confronti di accettazione e comprensione e di stima profonda.

L’autostima sul lavoro

Come si manifesta e come influisce sulle nostre prestazioni

Quanto è alta la nostra autostima? Quanto valore ci attribuiamo? È importante per noi la stima che ci viene dimostrata dagli altri?

La stima degli altri nei nostri confronti è molto importante, ma se siamo alla ricerca continua di approvazione o se l’approvazione da parte degli altri viene a mancare la nostra autostima si riduce e possono venire a mancare motivazione e aspirazioni. L’autostima infatti incoraggia all’autopotenziamento. La stima e la fiducia in se stessi permette di prendere decisioni da soli e di mettersi in relazione con gli altri in un rapporto di parità e uguaglianza. Credere in se stessi aiuta le persone a superare momenti difficili e di scoraggiamento e accettarsi per quello che si è, con pregi e difetti, ci permette di non fare a noi stessi richieste inadeguate ed esagerate.

È importante avere la capacità di notare le proprie qualità, le proprie competenze ed esprimerle “a voce alta”, ma non per fare confronti con gli altri e sminuirli, ma per apprezzarsi onestamente. Bisogna credere in se stessi per primi se vogliamo che anche gli altri lo facciano.

Caratteristiche della persona con una bassa autostima

  • Tende ad essere passiva e sottomessa nell’adattarsi a richieste e a pressioni dell’ambiente
  • Prova spesso senso di inferiorità, timidezza, senso di inferiorità mancanza di autoaccettazione
  • Ha frequentemente manifestazioni d’ansia, depressione, disturbi psicosomatici
  • Tende ad essere solitaria e ad avere difficoltà nello stabilire rapporti di amicizia
  • Ha difficoltà a resistere a pressioni sociali
  • È più propensa a rimanere zitta piuttosto che manifestare il proprio dissenso e se la prende molto se viene criticata
  • Tende a non farsi notare quando si trova in gruppo ed è estremamente raro che assuma la posizione di leader
  • Dà scarsa rilevanza ai giudizi positivi che riceve dagli altri, rimanendo focalizzata sui propri difetti reali o immaginari
  • Tende ad essere eccessivamente attenta ai propri difetti quando parla con altri 

La fiducia in se stessi appare quindi fondamentale per riuscire negli ambiti a cui teniamo e nella vita in generale.

All’interno dell’ambito lavorativo l’autostima dà il coraggio per confrontarsi con idee e concetti nuovi, per affrontare un cambiamento, per rafforzare l’impegno per raggiungere nuovi obiettivi. La mancanza di autostima rende invece inattivi, apatici e toglie la motivazione alla crescita.

  1. La stima di sé nel lavoro può dipendere: dalla sensazione di gestire gli eventi e avere un certo controllo delle situazioni, soprattutto quelle che ci riguardano direttamente; dalla capacità di realizzare i propri obiettivi; dalla sensazione di sentirsi utili ed importanti per il successo collettivo; dallo svolgere il proprio lavoro senza dover rinunciare ai propri valori personali.

Modi di sviluppare l’autostima

Per migliorare la nostra autostima possiamo iniziare a fare delle cose che per alcuni possono sembrare futili, ma che fanno parte del saper prendersi cura di se stessi e dei propri bisogni.

Concedersi dei vizi: un buon pasto, un bagno rilassante, fai una pausa, ascolta la tua musica preferita, fai un sonnellino, fai ginnastica, divertiti, cerca la compagnia di una persona positiva, programma una giornata equilibrata, con traguardi realistici. Realizza qualcosa di piccolo o grande ogni giorno.

A lungo termine è importante: riconoscere i tuoi diritti, considerare i propri bisogni; esprimere le tue sensazioni e le tue opinioni; essere assertivo nella tua vita; curarti di te stesso fisicamente ed emotivamente; affermarti, riconoscere le tue qualità e realizzazioni e ricordarti che è un bene vantarsi un po’; aspettarti il successo; essere te stesso e vivere la tua vita come vuoi, non come pensi che gli altri si aspettino che tu faccia; lasciare andare le cose che ti frenano nella vita, come ad esempio i pensieri e le cose materiali; accettare i tuoi limiti, stabilire dei traguardi; programmare il tuo tempo –lavoro e riposo- e trovare un equilibrio tra le due cose; godere di ogni momento.

Caratteristiche della persona con alta autostima

  • Tende ad assumere una posizione attiva e assertiva in occasione di richieste provenienti dal mondo esterno
  • Prevale in lei un senso di auto-accettazione, orgoglio, rispetto di sé
  • Manifesta una certa indipendenza anche nelle situazioni di maggior pressione sociale
  • Tende a godere di una certa popolarità tra colleghi e conoscenti
  • Ha fiducia nella propria capacità di affrontare le situazioni
  • Raramente prova uno stato di ansia intensa
  • Ha la capacità di far fronte all’eventuale giudizio negativo degli altri

La stima di sé, come abbiamo precedentemente notato è un comportamento appreso, quindi possiamo pian piano apprendere dei comportamenti nuovi, degli atteggiamenti diversi, dei modi di pensiero diverso, cercando di lavorare anche sul proprio dialogo interno.

Che cosa si può fare per migliorare la propria autostima e quindi il proprio stile di vita. Quella che propongo è una serie di “attività” che si possono intraprendere che deve essere preceduta da una presa di coscienza riguardo a se stessi.

Considerazioni per chi ha una bassa autostima:

  1. Come mai mi comporto in questo modo?
  2. I miei pensieri negativi diventano convinzioni e fatti concreti
  3. Posso scegliere di continuare in questo modo o di proseguire in modo più positivo
  4. La bassa autostima è una profezia che si auto-avvera: credo che non riuscirò a fare una cosa, per cui non ci riuscirò davvero
  5. Spetta a me cambiare la mia vita
  6. Io posso compiere delle scelte: aspettare che il mondo si accorga di me o andare incontro al mondo
  7. Posso accettare il fallimento come parte integrante del successo
  8. Posso abbattermi o affermarmi.

Bibliografia

E. Giusti e A. Testa, L’autostima, Roma, 2006, Sovera Editori

Letto 4731 volte Ultima modifica il Domenica, 20 Ottobre 2013 16:43

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