Domanda iscrizione Life

Giovedì, 11 Giugno 2015 16:51

Genitori Efficaci

I vostri figli non sono figli vostri... sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.
Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.
Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee.
Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita la casa dell'avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri.
Voi siete l'arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.
L'Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell'infinito e vi tiene tesi con tutto il suoi vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell'Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l'arco che rimane saldo.

                                                                                                                                                                                           Kahlil Gibran

 

L’unica vera regola con i vostri figli è amarli con tutto il cuore! Ma questa lo sapete già. Anche partendo da questo presupposto, esistono comunque moltissime strade da battere per poter essere un genitore efficace. Diversi autori e diverse scuole di pensiero offrono modalità e risorse diverse tra loro, ma mai autoescludentesi. Lo psicologo americano Thomas Gordon,  ad esempio, ha messo a punto un metodo, descritto dettagliatamente in “Genitori efficaci: educare figli responsabili” (T. Gordon, 1997), per diventare genitori efficaci e crescere figli responsabili. Il metodo prevede l’ascolto, la collaborazione e il rispetto. Una parte decisamente interessante riguarda gli "Effetti delle dodici risposte tipiche genitoriali". Riportiamo di seguito alcune esemplificazioni e vi rimandiamo ad una lettura dettagliata del manuale dell’autore.

  • “Consigliare, offrire suggerimenti e soluzioni.Consigli, suggerimenti e soprattutto soluzioni preconfezionate possono far pensare ai figli che i genitori non si fidano di loro e delle loro capacità di trovare soluzioni autonome o saper giudicare le cose, inoltre potrebbe rendere i figli un po’ viziati o dipendenti dai genitori.
    I consigli a volte possono comunicare un atteggiamento di superiorità dei genitori nei confronti dei figli che, di conseguenza, possono maturare un senso di inferiorità: «Perché non ci ho pensato io?».
    «Voi sapete sempre tutto!». Infine possono portare i figli a pensare che i genitori non li capiscono affatto, ma anche a contrastare continuamente le loro idee e non sviluppare le proprie”.
  • “Elogiare, assecondare.Contrariamente all’opinione diffusa che l’elogio sia sempre benefico, spesso invece ha effetti negativi, soprattutto se un figlio riceve una valutazione positiva che non coincide con l’idea che ha di sé.
    Potrebbe reagire pensando: «Non lo diresti, se sapessi come mi sento». Oppure: «Non ho giocato affatto bene, ho fatto schifo!». In questi casi un figlio potrebbe pensare che i suoi genitori non lo capiscono.
    Potrebbe sentirsi in imbarazzo di fronti agli elogi in pubblico, specie in presenza di amici, o al contrario diventarne dipendente. Dai complimenti continui, potrebbe dedurre che i genitori lo giudicano continuamente, quindi anche in modo negativo, e l’assenza di elogi - in una famiglia dove vengono fatti spesso - potrebbe essere considerata come una critica.
    In altri momenti inoltre l’elogio potrebbe essere interpretato come un modo sottile per influenzare o un tentativo di manipolazione, quindi la reazione potrebbe essere anche molto negativa”.
  • “Rassicurare, simpatizzare, consolare, sostenere.Molto spesso rassicurare un figlio o consolarlo quando si sfoga o sta male perché qualcosa lo disturba può non avere gli effetti sperati dai genitori.
    I genitori rassicurano e consolano perché sono dispiaciuti quando il figlio è ferito, arrabbiato, scoraggiato e via dicendo, ma messaggi come: «Non arrabbiarti, tutto si risolverà...» comunicano al figlio che il genitore desidera che egli smetta di sentirsi "male".
    Il rischio che si corre è quello di interrompere la comunicazione: il figlio potrebbe sentirsi incompreso e chiudersi come un riccio oppure vivere le rassicurazioni come un tentativo di cambiarlo” (T. Gordon, 1997).

 

L’autonomia.

Quello che tutti vorremmo è far crescere i nostri bambini autonomi e felici e  sentirci genitori soddisfatti e rilassati.  

Un aspetto fondamentale, che riguarda l’educazione dei bambini, è la capacità di insegnare loro che possono risolvere da soli i loro problemi. In realtà questo è uno dei principali scopi dell’istruzione parentale.. I bambini non devono imparare fatti o particolari abilità specifiche per perseguire tale obiettivo. Semplicemente motivati e stimolati intellettivamente e appoggiati e sostenuti affettivamente, imparano a risolvere i problemi da soli. Se sono sostenuti nella possibilità di credere in se stessi e nelle loro opportunità, allora sono in grado di imparare e apprendere qualsiasi fatto e abilità, di cui avranno bisogno per risolvere i loro problemi che cresceranno con loro.

Il Gioco.

Uno dei migliori modi per dimostrare ai tuoi figli che li ami è dedicargli del tempo giocando con loro. Giocarci è uno dei migliori modi per trascorrere del tempo insieme. Il gioco è un aspetto fondamentale per uno sviluppo sano e sereno. Molti genitori pianificano troppi corsi, sports, feste e attività ai propri bambini. Dare invece loro del “tempo libero” di gioco, senza alcuna attività pianificata, significa rispettarli. Hanno bisogno di sperimentarsi e di avere la possibilità di gestire una parte del loro tempo senza che ci sia sempre un adulto a dirgli cosa fare. Questa è un’abilità davvero importante da imparare. Lasciare inoltre del tempo privo di impegni porta con sé anche il vantaggio di avere una vita meno stressata della nostra. In più hanno modo di apprendere un ritmo di vita più rilassato. Questo determina anche un aumento della loro fiducia in se stessi.

Dare spazio ai propri figli. Essi hanno bisogno dell’attenzione genitoriale, ma anche po’ di tempo da soli per esplorare, cadere e rialzarsi, sbucciarsi un ginocchio e capire da soli come funzionano le cose. Il messaggio di fiducia in loro che si manda è prezioso. Ovviamente, affinché funzioni, il genitore deve riuscire ad eliminare (o almeno a trattenere) la propria apprensione. Sappiamo tutti molto bene che tenerli “sotto una campana di vetro” contribuirà a farli sentire inadeguati. Nascondere o evitargli i pericoli e le delusioni della vita, non li aiuterà a crescere.

Imparare a vedere il mondo attraverso i loro occhi, o meglio, ricordare com’è fatto il mondo di un bambino è uno strumento potenzialmente inestimabile per essere un genitore efficace.

 

Le parole dei genitori.

La potenza della parola è molto forte, capace di sanare e alleviare, ma anche di colpire in fondo l’anima di ogni uno di noi, soprattutto dei bambini. Spesso i genitori dicono certe frasi ai figli senza pensare alle conseguenze. Sono frasi che volano velocemente e spesso diventano comuni nell’uso familiare.
I bambini, che si fidano totalmente dei propri genitori, non riescono a pensare che anche gli adulti sbagliano e possono dire cose negative, che in fondo non pensano forse, ma danno così sfogo alle proprie emozioni. I bimbi percepiscono e comprendono le parole dei genitori alla lettera e si fidano tanto di ciò che viene detto dalla mamma o dal papà. A volte  sentire il pianto o le lamentele dei bambini non è facile. In certi momenti si è pronti a tutto pur di far smettere le lamentele. Ma accettando di dare ciò che il bimbo chiede in questi modi, soprattutto dopo che la mamma ha detto “no”, significa che con pianto, lamentele e preghiere si può ottenere ciò che voglio. E che il “no” della mamma non è definitivo e non lo prendo sul serio. Quindi, se dite di “no” deve essere una risposta ferma e sicura.
Spesso ciò che per gli adulti sembra una sciocchezza, per i bambini può sembrare una vera tragedia. In queste occasioni è fondamentale ricordare quanto da piccoli le cose che ora riteniamo futili, siano state invece importantissime. Dunque, mostrando disprezzo per il problema dei piccoli, si rischia di perdere la loro fiducia ma soprattutto l’occasione di conoscere gli altri problemi dei bambini, che magari in altre occasioni non saranno più così sciocchi e stupidi. Perciò, ascoltate i loro problemi, cercando di consolare sinceramente.

Il ritmo della vita moderna è veloce. Siamo sempre di fretta, abbiamo sempre tante cose da sbrigare e molti bambini, invece, fanno tutto lentamente. E più diciamo loro di essere veloci e svelti, più sono lenti. In realtà più spesso diciamo di muoversi, di sbrigarsi, più colpevoli si sentono i bambini. Possono sentirsi un peso o un fastidio per mamma e papà! Oppure cominciano a protestare muovendosi veramente più lentamente. I bambini non hanno fretta, è un atteggiamento ancora sconosciuto per loro. I bambini hanno i propri tempi e sta a noi genitori di prenderli in considerazione. Magari vale la pena di svegliarsi mezz’ora prima per non fare tardi e per permettere ai vostri figli di prendere il tempo necessario per prepararsi.

A volte si dicono delle cose sbagliate ferendo i nostri figli e lasciandoli arrabbiati e confusi. La buona notizia è che tutti possiamo anche migliorare e rimediare.

Le emozioni.

Un aspetto molto importante e significativo dello stare vicino ai propri figli, oltre al gioco, è aiutarlo a prendere coscienza dei propri stati d’animo. Facilitare i bambini nel dare un nome alle emozioni significa insegnargli ad esprimerle meglio, a comprendersi oltre a mostrargli cosa significa essere empatici con i sentimenti altrui. Alla fine, imparerà a descrivere meglio quello che prova, a parlare di sé in maniera chiara, condivisibile e comprensibile agli altri ma soprattutto anche a comprendersi meglio nelle relazioni con gli altri.

Sappiamo bene che ogni bambino cresce e matura con un proprio ritmo ed un proprio temperamento. Paragonarlo a qualcun altro (un fratello, una sorella, un cuginetto, ecc.) gli lascia intendere che lo vorreste diverso. E, in ogni caso, il paragone non serve a fargli modificare il proprio comportamento. Fargli pressione su qualcosa che ancora non è pronto a fare (o che non gli piace fare) può solo confonderlo e renderlo insicuro. Come conseguenza, proverà probabilmente risentimento nei vostri confronti e sarà deciso più che mai a non fare quello che voi desiderate cosi tanto che faccia. E’ il suo modo di protestare. Al contrario, incoraggiare i suoi progressi e i suoi comportamenti positivi lo aiuterà ad essere più sicuro e padrone di se stesso e servirà a rinforzare i suoi comportamenti corretti e lo motiverà a fare sempre meglio.

 

Il comportamento dei bambini.

Un errore di valutazione frequente è quello di credere che ogni volta che il bambino commette lo stesso sbaglio o infrange la stessa regola, lo stia facendo sempre per fare un dispetto al genitore. In realtà più piccolo è un bambino e maggiore è il tempo necessario per apprendere. Gli studi dimostrano che le possibilità che un bambino di due anni ripeta lo stesso errore nello stesso giorno sono dell’80%, a prescindere dal metodo di insegnamento utilizzato. Ma anche con bambini più grandi, è difficile ottenere dei risultati al primo tentativo. L’apprendimento è un processo che implica l’errore e la prova. Per cui, è decisamente più efficace evitare di riferire a se stessi l’errore del bambino o il suo capriccio e magari cercare invece di provare a mettersi nei suoi panni e cercare di capire cosa sta provando in quel momento.

Il genitore “amico”

Un altro errore frequente è il tentativo di essere “amici” dei nostri figli. La natura della relazione genitore-figlio non obbliga né legittima un genitore a far partecipe il figlio di tutto ciò che lo riguarda. I figli non sono amici e confidenti. Va preservata tra il genitore e loro un'area di non invasione reciproca. Lo psicologo Kurt Lewin descrive bene i confini da rispettare immaginando i poli della relazione come cerchi che si intersecano: solo la regione condivisa è il territorio della confidenza e dello scambio, mentre lo spazio restante dovrebbe mantenersi privato per ciascuno e diventare il luogo della relazione intima con se stessi. Questa regola presenta ovviamente delle eccezioni: a volte si verificano situazioni come un tracollo finanziario, un’incompatibilità tra i genitori, un problema di salute da cui i figli purtroppo non possono esser protetti. Quello che conta è però non confidare con leggerezza ai figli faccende personali che dobbiamo imparare a tenere per noi. Affetto, sostegno, dolcezza e una certa dose di confidenza sono tutti ingredienti di un rapporto sano. Non essere amico e confidente non si traduce nell’essere freddi e distanti. Anzi, tutto il contrario. Significa preservare il ruolo del figlio nel sistema familiare, senza corromperlo con atteggiamenti contorti e pieni di secondi fini a volte. Spesso la difficoltà maggiore nel fare questo è celata nella difficoltà a stare nel proprio ruolo di genitore.

 

 

“Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la vita a credersi stupido”. A. Einstein

A cura della dr R. Ravagnani, psicologa; dr V. Crescenzio, psicologa.

 

Letto 1461 volte Ultima modifica il Giovedì, 11 Giugno 2015 16:58

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