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La psicologia ai tempi del Coronavirus: manuale di ̶s̶o̶p̶r̶a̶v̶v̶i̶v̶e̶n̶z̶a̶ convivenza

Andrà tutto bene!

Sappiamo bene cosa sta succedendo negli ultimi giorni: l’Italia sta affrontando una situazione molto delicata a causa di COVID-19, che in poche settimane si è diffuso in diverse regioni del nostro Paese, costringendo il Governo ad attuare misure drastiche per limitare la diffusione e il contagio. Martedì 11 marzo, l’OMS ha dichiarato lo stato di pandemia a causa dell’elevata trasmissione del nuovo Coronavirus, a cui è seguita, in serata, la decisione del Governo di chiudere ogni attività commerciale, eccetto quelle legate ai servizi essenziali (ad esempio farmacie ed alimentari); inoltre, sono stati limitati gli spostamenti al minimo indispensabile e sono stati vietati gli assembramenti di persone all’interno o all’esterno di attività commerciali. Per avere informazioni aggiornate e precise o chiarimenti fate sempre riferimento alla sezione Domande e Risposte del Ministero della Salute (clicca qui).

Insomma, ci troviamo di fronte alla necessità di cambiare le nostre abitudini, almeno per il momento, seguendo alcune semplici regole pubblicate dal Ministero della Salute a questo link, che noi di Life vi raccomandiamo di rispettare per restare in salute e sconfiggere questa malattia. Per avere un’idea di quanto sia importante seguire questi comportamenti, facendo riferimento a questo link si possono trovare i numeri ufficiali dei contagiati e delle vittime di COVID-19: ad oggi, purtroppo, abbiamo superato la soglia di mille vittime…

Tuttavia, in questo periodo ci sarà sicuramente capitato di sentire o leggere notizie sul modo in cui alcune persone reagiscono in questa fase di emergenza: dall’assalto ai supermercati, svuotati da un’inutile corsa ai rifornimenti, alla fuga in treno verso altri paesi, fino all’uscire di casa per l’aperitivo o per andare a sciare, quindi per motivi non strettamente necessari. Ad un certo punto, forse, ci saremo fatti una domanda: perché molte persone non riescono a seguire poche semplici regole, mettendo così a rischio la propria salute e quella degli altri?

La (s)fortuna di avere paura

Chiaramente, uno dei motivi che può spingere le persone ad agire in momenti di emergenza è la paura: Joseph LeDoux, neuroscienziato americano, è noto per i suoi studi sui meccanismi cerebrali di questa emozione. In passato era convinzione diffusa che la corteccia cerebrale, la parte più evoluta del nostro cervello, fosse responsabile dell’elaborazione delle informazioni e, quindi, del modo in cui reagiamo ad esse. Al contrario, LeDoux scoprì che un ruolo fondamentale è svolto dall’amigdala: si tratta di un’area cerebrale appartenente al sistema limbico, un insieme di strutture responsabili dei comportamenti emozionali, importanti per la sopravvivenza. Pensate, ad esempio, ad un bambino che si brucia un dito con un fiammifero acceso: dopo la brutta esperienza, sarà attento a non bruciarsi ancora, grazie anche ad una serie di comportamenti innescati da queste aree cerebrali. LeDoux ipotizza due vie attraverso cui viene elaborata un’informazione:

  • la “via bassa”, molto veloce, che ci permette di rispondere immediatamente alla situazione (fuggendo o rimanendo immobili), ma in modo grossolano e poco preciso, ad esempio ritraendo la mano dopo esserci bruciati un dito. In questo modo, l’amigdala invia segnali alle aree responsabili del movimento per dare inizio ad una risposta emozionale;
  • la “via alta”, più lenta, che ci permette di “aggiustare il tiro” in un secondo momento. In poche parole, l’amigdala invia l’informazione alla corteccia cerebrale, che analizza la situazione e ci permette di dare, quindi, una risposta più precisa a quello che ci sta accadendo. Tornando all’esempio di prima: ci rendiamo conto che non conviene mettere il dito su un fiammifero acceso, quindi ritraiamo la mano, evitando di bruciarci.

Entrambe le vie possiedono dei meccanismi di apprendimento: la via alta comprende, infatti, le aree temporali e frontali della corteccia, responsabili della memoria a lungo e a breve termine, quindi dei nostri pensieri; la via bassa, invece, può contare sull’ippocampo, una struttura del sistema limbico che ha il compito di immagazzinare tutte quelle informazioni utili per effettuare un’azione in tempi brevissimi, automaticamente, senza pensarci su. In questo modo, dunque, ritraiamo la mano non solo quando ci bruciamo un dito, ma anche quando sentiamo che l’acqua della vasca da bagno è troppo calda: in entrambi i casi, ci comportiamo in modo da evitare di farci del male, allontanandoci dal pericolo.

La via bassa dell’amigdala rappresenta un meccanismo utile alla nostra sopravvivenza: pensiamo, ad esempio, ad eventi come il terremoto che hanno colpito l’Abruzzo e l’Emilia-Romagna, o più recentemente città come Amatrice. Molte persone sono riuscite a salvarsi fuggendo alle prime scosse, in momenti in cui qualche secondo poteva fare la differenza tra la vita e la morte: prendersi qualche istante per riflettere non sarebbe stata la cosa giusta…

Quelli appena citati sono esempi in cui un’emozione come la paura può spingerci ad agire in modo efficace in situazioni in cui ci sentiamo in pericolo (riuscireste a pensare in questi momenti?). Tuttavia, bisogna considerare il rovescio della medaglia: proprio perché la via bassa ci spinge a comportarci in modo grossolano ogni volta che ci sentiamo in pericolo, il rischio è quello di comportarsi in modo inappropriato in alcune occasioni: potrebbe essere proprio questo ad aver spinto numerose persone a correre al supermercato più vicino per fare scorta di viveri o a fuggire dal Nord verso il Sud Italia, spaventate da quanto stabilito dai decreti del Governo.

Scorciatoie e sequestri neurali: basta davvero informarsi di più?

A questo punto sembra sensato pensare che informarsi di più potrebbe evitare simili comportamenti poco utili: ma siamo sicuri che basti?

Daniel Kahneman, psicologo israeliano, si è interessato al modo in cui il cervello pensa in condizioni di incertezza, ossia in tutte quelle situazioni in cui, per diversi motivi, ci troviamo costretti a farci un’idea di ciò che sta accadendo. Partendo dall’assunto per cui normalmente tendiamo a pensare con il minimo dispendio di energia possibile, Kahneman e colleghi hanno teorizzato l’esistenza di distorsioni di pensiero e giudizio: le euristiche e i bias cognitivi. Si tratta di processi con cui arriviamo a prendere delle decisioni sforzandoci il meno possibile, vere e proprie scorciatoie in cui ci incamminiamo per arrivare ad una conclusione, ad un giudizio, con la minor quantità di informazioni possibili, facendo uso di ricordi di situazioni che abbiamo vissuto o di cui semplicemente abbiamo sentito parlare. Anche in questo caso, si tratta di meccanismi utili in diversi momenti della nostra vita: dal tempo libero al lavoro, ci permettono di elaborare le informazioni che riceviamo e di prendere decisioni il più velocemente possibile, rappresentando un modo per ottimizzare il funzionamento della “via alta” studiata da LeDoux, responsabile dei nostri pensieri e ragionamenti.

Ma cosa succede quando ci troviamo di fronte a situazioni nuove, come quella che stiamo vivendo in questi giorni? Questi processi potrebbero portarci, ad esempio, ad interpretare le notizie in base a circostanze che somigliano a questa, ma che potrebbero non avere molto a che fare con la realtà dei fatti: non solo situazioni passate che ci hanno coinvolto, ma anche film, libri o racconti che ci hanno colpito possono influenzare la nostra interpretazione dei fatti e hanno un peso nelle decisioni che prendiamo: potrebbe essere questo il motivo che spinge le persone a comportarsi come se si dovesse fronteggiare una catastrofe naturale, per cui può essere necessario rinchiudersi in un bunker con una scorta di provviste, oppure ad ignorare le regole e uscire per andare a casa di amici o partner, in base a un’interpretazione più romantica dei fatti (“L’amore ai tempi del Coronavirus”, verrebbe da dire). Queste ultime considerazioni ci portano a considerare, inoltre, l’importanza delle emozioni nel processo di elaborazione dell’informazione: lo psicologo Daniel Goleman definisce “sequestro neurale” l’insieme dei processi messi in atto dalla “via bassa” per far fronte alle situazioni di pericolo, a cui reagiamo con una risposta emozionale, immediata. In queste circostanze l’amigdala “prende il controllo” del sistema nervoso centrale, mettendo in atto tutta una serie di processi che ci rendono pronti a reagire in base alle informazioni che riceviamo dall’ambiente: di conseguenza, siamo anche più attenti a tutta una serie di possibili segnali di pericolo, tralasciando tutto il resto. Potrebbe essere il motivo che spinge molti terremotati a fuggire di casa, spaventati, alla seconda scossa di terremoto a pochi giorni dalla prima… così come la paura che ha spinto molte persone a fare spesa ad un supermercato h24 a poche ore dall’ultimo decreto del Governo, dopo la notizia della chiusura di molte attività commerciali. Tralasciando il fatto che nessun supermercato sarebbe stato chiuso…

Per concludere

Insomma, ci troviamo davanti ad una situazione complicata, in cui è importante la collaborazione di tutti per poter superare questo momento così delicato nel modo più sereno possibile. Noi di Life ci sentiamo di darvi qualche consiglio:

  • Seguiamo le poche e semplici regole di prevenzione indicate dal Ministero della Salute, consultabili a questo link;
  • Rispettiamo le norme stabilite dai decreti degli ultimi giorni, consultabili a questo link
  • Non facciamoci prendere dal panico. Come abbiamo visto, agire d’impulso non sempre è utile, soprattutto in situazioni nuove. Fortunatamente, abbiamo diversi modi per mantenerci aggiornati in tempo reale: oltre alla TV, è possibile consultare:
    • Il sito del Ministero della Salute (link);
    • I principali siti d’informazione, come ansa.it
    • Pagine social, facendo però attenzione all’attendibilità delle fonti (evitiamo le fake news).
  • Ma soprattutto, dedichiamo del tempo a prenderci cura di noi stessi: possiamo dedicare più tempo a fare cose divertenti e rilassanti che rinforzano il sistema immunitario, coltivando i nostri hobby, le nostre passioni, prendendoci cura del nostro corpo e della nostra mente, facendo attività fisica con tutorial specifici, passando qualche momento in più con i nostri cari più vicini, ma anche comunicando tramite web (WhatsApp, Duo, Skype, ecc…) con gli amici più o meno lontani.

Cerchiamo di vivere questo periodo nel modo più sereno possibile: presto ci riabbracceremo tutti!

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#iorestoacasa

Tutto andrà bene!

Carissimi,
Stiamo attraversando un momento davvero difficile, siamo tutti intristiti dal fatto di non poter vedere da vicino i nostri parenti e amici e non poterci dedicare alle nostre passioni o al nostro sport preferito; qualcuno invece purtroppo è più preoccupato e angosciato perchè sta vivendo più da vicino questo dramma…stiamo combattendo tutti la stessa battaglia, ognuno di noi sta vivendo un grande disagio, ma se saremo attenti e se useremo le giuste, dovute preacauzioni, ce la faremo a far passare questo periodo più velocemente; seguendo le regole che ci sono state date sconfiggeremo il contagio e nessuno starà più male, questa è la notizia buona!Ce la possiamo fare, restando a casa il più possibile, uscendo solo se necessario e con le giuste accortezze… E questo ci porterà ad avere più tempo per riscoprire le attività che si possono svolgere a casa, i giochi di società piuttosto che gli scacchi, il disegno e la pittura piuttosto che fare dolci; insomma potremo dare spazio alla nostra fantasia e creatività! E potremo mantenere comunque i rapporti con gli altri attraverso messaggi, videochiamate (anche di gruppo) e telefonate piacevoli e divertenti! Anche noi siamo dell’idea che TUTTO ANDRA’ BENE!

Un abbraccio immenso, con l’augurio di potercelo scambiare dal vivo molto presto!